9:30–18:00, Dal lunedì al venerdì

9:30–18:00, Dal lunedì al venerdì

Elisabetta Moro

Elisabetta Moro
Una delle massime studiose contemporanee della dieta mediterranea intesa non solo come regime alimentare, ma come stile di vita, sapere condiviso, patrimonio immateriale.

Oltre il cibo: una visione antropologica

Nel suo saggio La dieta mediterranea. Mito e storia di uno stile di vita (Il Mulino, 2016), Moro decostruisce l’idea della dieta mediterranea come semplice prescrizione nutrizionale, riportandola alle sue radici mediterranee e contadine, fatte di convivialità, sobrietà, stagionalità e conoscenze tramandate. La dieta mediterranea, secondo Moro, è il frutto di una cultura del limite: un equilibrio fra necessità e piacere, fra natura e saper fare, in cui il cibo rappresenta non solo un apporto calorico ma una forma di conoscenza del mondo, una modalità di relazione tra individui e ambiente. Il cibo, nella prospettiva antropologica di Moro, è anche un linguaggio. Racconta la storia dei popoli, delle loro migrazioni, dei contatti culturali e degli adattamenti ecologici.

La dieta mediterranea, infatti, è nata dalla contaminazione positiva tra culture diverse: greci, romani, arabi, normanni, spagnoli hanno contribuito con pratiche, colture e sapori a creare un modello alimentare complesso, resiliente e armonico.
Il ruolo di Moro è stato fondamentale anche nel processo di candidatura UNESCO, culminato nel 2010 con il riconoscimento della dieta mediterranea come bene culturale immateriale. Questo riconoscimento ha sancito che la dieta non è solo un insieme di piatti, ma un modo di vivere basato su valori come la frugalità, la condivisione, la biodiversità e il rispetto per la natura. La candidatura ha coinvolto comunità di diversi paesi – Italia, Grecia, Spagna, Marocco – mettendo in evidenza la centralità delle donne nel tramandare saperi e pratiche legate alla produzione, preparazione e consumo del cibo. Nel volume Andare per i luoghi della dieta mediterranea (Il Mulino, 2020), Moro propone un vero e proprio viaggio etnografico nei territori in cui la dieta mediterranea è nata e si è sviluppata, come il Cilento – patria di Ancel Keys e simbolo del modello alimentare sano – ma anche piccole comunità rurali e costiere, spesso oggi a rischio spopolamento. Questi luoghi non sono solo geografici, ma simbolici, perché incarnano una visione del mondo basata sulla sostenibilità e sulla lentezza.

Assieme al sociologo Marino Niola, Moro ha contribuito in modo sostanziale alla riflessione che ha portato la dieta mediterranea a essere riconosciuta dall’UNESCO nel 2010 come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Uno dei contributi più originali di Moro è la lettura della dieta mediterranea come ecologia culturale. In un’epoca di globalizzazione alimentare e crisi climatica, questo modello propone un’alternativa fondata su produzioni locali, ciclicità, rispetto del territorio e cura della salute. Moro sottolinea come il modello mediterraneo sia intrinsecamente sostenibile: privilegia coltivazioni a basso impatto ambientale, riduce lo spreco e promuove l’uso integrale degli alimenti.
La sua riflessione si intreccia con le istanze contemporanee della transizione ecologica e del diritto al cibo: secondo Moro, tutelare la dieta mediterranea significa difendere anche la sovranità alimentare delle comunità e il diritto a un’alimentazione sana, accessibile, equa. Elisabetta Moro ha riportato al centro del dibattito la dimensione umanistica e simbolica della dieta mediterranea.
identità liquida del Mediterraneo

L’olio d’oliva

Nel suo libro, Elisabetta Moro dedica ampio spazio all’olio extravergine d’oliva, considerato da molte culture mediterranee come un elemento che va ben oltre la funzione di semplice condimento. Come scrive l’autrice, l’olio d’oliva è stato da sempre associato alla “sacralità” e alla “forza vitale”, rappresentando l’essenza stessa della cultura e della storia mediterranea. Moro cita la mitologia greca, dove Atena, dea della saggezza, regala l’ulivo agli abitanti di Atene come simbolo di prosperità e pace. L’ulivo, che produce l’olio, diventa così “l’albero della vita” e un elemento chiave nel patrimonio simbolico e nutrizionale delle popolazioni che abitano queste terre. L’autrice non si limita a un’analisi storica, ma estende la sua riflessione al ruolo attuale dell’olio d’oliva.

Secondo Moro, esso è uno degli alimenti principali che distingue la dieta mediterranea da altre tradizioni alimentari. “L’olio d’oliva è un ingrediente che incarna i valori del Mediterraneo: semplicità, naturalezza, ma anche raffinatezza” (Moro, 2021, p. 106). È interessante come l’autrice riporti una riflessione di Ancel Keys, il medico che ha studiato le abitudini alimentari delle popolazioni mediterranee, il quale rileva che l’uso quotidiano dell’olio d’oliva, soprattutto a crudo, è una delle pratiche principali che favoriscono la longevità e la salute cardiovascolare nelle regioni del sud Italia. Queste osservazioni non fanno che confermare la sinergia tra tradizione e salute che caratterizza la dieta mediterranea. Inoltre, Moro evidenzia la relazione emotiva e simbolica che si stabilisce tra l’olio d’oliva e le persone, con citazioni dirette da esperti locali che raccontano come l’olio sia considerato un “elemento di resistenza” alle mode alimentari moderne. Per molti abitanti del Mediterraneo, l’olio è parte integrante di un’identità culturale che affonda le radici nel tempo, un filo che lega le generazioni. La pratica di inzuppare il pane nell’olio d’oliva non è solo un gesto nutrizionale, ma una tradizione che si trasmette di famiglia in famiglia, mantenendo vivo il legame con la terra e le sue risorse naturali
Il formaggio mediterraneo: nutrimento, rito e resistenza
Tra biodiversità e tradizione, i formaggi raccontano storie di comunità, convivialità e sopravvivenza nel tempo.

I formaggi: simbolo di tradizione e convivialità

Anche i formaggi, che Moro esamina nel dettaglio, giocano un ruolo significativo nella dieta mediterranea, non solo sotto il profilo nutrizionale ma anche come oggetti simbolici e culturali. L’autrice si sofferma su due aspetti principali: la produzione sostenibile dei formaggi e il loro significato sociale nelle comunità locali. Come scrive Moro, “il formaggio è il risultato di un lungo processo di trasformazione che avviene sotto lo sguardo delle comunità e delle tradizioni” (p. 118). La produzione di formaggi in molte zone del Mediterraneo, come quelli caprini e ovini, rappresenta una delle pratiche agricole più antiche. Il formaggio non è solo una fonte proteica, ma è strettamente legato alle risorse naturali del territorio, alle stagioni e ai cicli della pastorizia.

Moro pone particolare attenzione alla stagionalità e alla biodiversità che caratterizzano la produzione di formaggi. La varietà di formaggi prodotti nel Mediterraneo, come il pecorino in Sardegna o il feta in Grecia, testimonia una connessione profonda tra uomo e ambiente. I formaggi di capra, ad esempio, sono apprezzati non solo per il loro gusto, ma anche per la facilità di digestione, che li rende particolarmente adatti a una dieta quotidiana. Un aspetto che emerge dall’analisi di Moro è il ruolo sociale dei formaggi. La preparazione e il consumo di formaggi sono associati a rituali di convivialità e a momenti di celebrazione.
Durante le festività o le fiere locali, i formaggi diventano un mezzo per condividere non solo il cibo, ma anche storie, esperienze e tradizioni. In molte comunità del Mediterraneo, il formaggio diventa un simbolo di “unione sociale”, in quanto la sua produzione spesso coinvolge tutta la comunità. Le sagre del formaggio, ad esempio, sono occasioni in cui gli abitanti si riuniscono, rafforzando i legami tra le persone e tra la generazione più anziana e quella più giovane. Inoltre, Moro osserva che, nei secoli passati, “il formaggio rappresentava una riserva nutrizionale e un’alternativa economica”, soprattutto nei periodi di carestia o quando le risorse alimentari scarseggiavano. Il formaggio, quindi, non è solo un alimento ma un “testimone di resilienza” di fronte alle difficoltà economiche e naturali.

Note bibliografiche

  • Moro, E., & Niola, M. (2016). La dieta mediterranea. Mito e storia di uno stile di vita. Il Mulino.
  • Moro, E. (2020). Andare per i luoghi della dieta mediterranea. Il Mulino.
  • Moro, E. (a cura di). (2014). La dieta mediterranea. Patrimonio dell’umanità. Città del Sole Edizioni.
  • Niola, M. (2010). Il presente in cucina. Antropologia dell’alimentazione mediterranea. Rubbettino.
  • UNESCO. (2010). Nomination file no. 00394 for inscription on the Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity: Mediterranean diet.
  • Keys, A. (1970). Seven Countries: A Multivariate Analysis of Death and Coronary Heart Disease. Harvard University Press.
  • Teti, V. (2015). Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati. Donzelli Editore.
  • Montanari, M. (2006). Il cibo come cultura. Laterza

To keep connected with us please login with your personal info.

New membership are not allowed.

Enter your personal details and start journey with us.

Orari Museo

9:30–6:00, Dal lunedì al venerdì

Indirizzo Museo

Meta di Sorrento

Scopri un’esperienza immersiva unica che unisce passato e futuro
attraverso formaggi, olio d’oliva e tradizione.